Il cibo nello spazio. Missione astronauta

21 Feb Il cibo nello spazio. Missione astronauta

Cheli_astronauta_ciboLe missioni nello spazio affascinano; l’astronauta appare ai nostri occhi come una sorta di eroe del cosmo, ci immaginiamo la sua giornata a effettuare complesse ricerche, a passeggiare per l’universo e a scrutare la Terra dall’alto. Ma ci siamo mai chiesti come ci si alimenta in orbita, all’interno di una navicella di pochi metri quadrati, in assenza di gravità, in missioni che possono durare anche anni interi? Mangeranno il nostro stesso cibo, in che forma, con che consistenza? E come berranno?

Ce lo ha raccontato durante l’evento FeelingFood a Milano, Maurizio Cheli, astronauta che, nel 1996, per 16 giorni, ha partecipato alla missione STS-75 a Bordo dello Space Shuttle Columbia: “Anche in orbita non si vive di sola aria – ha esordito Cheli -, motivo per cui l’alimentazione non può essere lasciata al caso”.
Circa due mesi prima di ogni lancio, l’equipaggio inizia ad andare a pranzo in un edificio dedicato, in cui vengono impacchettati i cibi liofilizzati che poi rappresenteranno la fonte nutritiva una volta nello spazio. Ogni astronauta può scegliere gli alimenti che più lo aggradano all’interno di un elenco di circa 350 vivande diverse, in modo da costruire, per ogni giorno di missione, il proprio menu personale.

“Logicamente le nostre scelte sono controllate da un dietologo in modo da garantire equilibrio e il corretto apporto di ogni elemento organolettico – ha spiegato Maurizio Cheli -. A bordo, poi, non disponiamo né di forno né di frigorifero, ed essendoci circa 23 gradi, i cibi freschi come frutta e verdura possono durare al massimo un paio di giorni. Mangiare, poi, richiede un’ulteriore accortezza in assenza di gravità, tutto vola, quindi il cibo va legato al vassoio”.

Feelingfood_Maurizio_cheli_astronautaL’unica sorta di cucina presente è un dispensatore di acqua che va inserita, a scelta tra calda o fredda, nella busta di cibo disidratato. E proprio quello del packaging degli alimenti, in un esperienza di questo tenore, assume un ruolo determinante: “All’interno della navicella, ogni rifiuto prodotto va stivato e conservato per poi essere buttato solo una volta rientrati sulla terra. Una situazione che porta a riflettere sull’importanza del confezionamento, reale sfida per futuro. Per quanto riguarda il gusto, invece, la sensazione è simile a quando di mangia sulla Terra, anche se la tendenza, forse per la particolare situazione di stress psicofisico in cui ci si trova, porta a privilegiare cibi più piccanti del solito. Nello spazio, poi, il metabolismo cambia e, tendenzialmente, si torna più alti e più magri, sia perché nei primi giorni si tende a mangiare meno, sia perché l’assorbimento del cibo è differente”.
Un’esperienza importante anche dal punto di vista della convivialità: “In orbita, l’attività si svolge 24 ore su 24, con diversi turni. Almeno una volta al giorno, però, è importante mangiare tutti insieme, magari con alcuni componenti del gruppo che fanno colazione mentre altri cenano, in modo da potersi rilassare tutti insieme un minimo. In presenza di un equipaggio internazionale, poi, la Nasa, acconsente a che ogni partecipante porti con sé un prodotto rappresentativo della propria cultura” e Cheli, da buon modenese, ha scelto il Parmigiano, che ha suscitato grande apprezzamento tra gli altri componenti del gruppo”.
E proprio con un piatto tipico italiano Maurizio Cheli ha festeggiato il suo rientro alla base: la pasta al pomodoro!

 

 

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